E’ una litania infernale che non finisce più: violenze e stupri, ricatti e terrorizzazioni, pedofilie e adescamenti.
Tutto nei luoghi più impensati, sacrestie e confessionali, chiese e canoniche, conventi e seminari.
Un dilagare senza confini: in Irlanda come in Germania, in America come in Italia, nel sud come nel nord del mondo.
Una vergogna trasversale che impiastra ogni categoria: preti, frati, suore, seminaristi, coristi e sacrestani.
E chi più ne può più ne metta; tanto la realtà, temo, sorpassa ogni immaginazione.
Di fronte a questo sfacelo cosa fanno i nostri vescovi?
Dapprima cercano di coprire, serrare sotto il silenzio spesso omertoso e connivente il pus maleodorante dell’infezione.
Poi, costretti dalle denunce delle vittime e, soprattutto, dal clamore della stampa, cominciano a chiedere perdono e a ’saldare’ in denaro contante i danni psichici e morali inferti e a punire e a reprimere. (continua…)
Maledetto celibato
10 marzo, 2010 · Cultura
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TRIBUNA POLITICA
8 marzo, 2010 · LA TRIBUNA POLITICA
Oggi, lunedì 8 marzo, pubblichiamo la domanda che abbiamo rivolto alle candidate Presidente sul tema del nucleare.
DOMANDA N°2: NUCLEARE
Rispetto ai Programmi di Governo sulle installazioni di centrali nucleari il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha dichiarato che (qualora rieletto) sarà ‘disobbediente’.
Lei?
RISPOSTA di FIAMMETTA MODENA (PdL):
Quello del nucleare è un falso problema.
E’ una chiamata alle armi da parte del centrosinistra su un problema non concreto.
Il Governo nazionale non individuerebbe mai un sito senza il consenso della popolazione di una regione.
Tutte le scelte relative alla politica del nucleare saranno necessariamente condivise con la comunità.
Ed è assolutamente non verosimile che l’Umbria possa essere scelta come sede di una centrale nucleare.
Credo proprio che sia il caso di parlare di problemi concreti, delle vere necessità dell’Umbria invece che trovare argomenti strumentali utili solo a chi non è in grado di discutere dei grandi temi che interessano l’Umbria e gli umbri.
RISPOSTA di PAOLA BINETTI (UDC):
Il problema più urgente che hanno oggi tutti i Paesi e in ogni Paese tutte le imprese è quello delle risorse energetiche: finito il tempo del carbone, sempre più problematico per costi e possibilità di rifornimento il petrolio, i Paesi non produttori di petrolio sembrano dibattersi tra due alternative: da un lato il nucleare con i suoi rischi reali e con tutto l’alone di pregiudizi che lo accompagna e dall’altro la possibilità di creare fonti energetiche alternative: dall’eolico al fotovoltaico, dalle biomasse ai nuovi modelli energetici che scienza e tecnica ci propongono di volta in volta… Il vero problema non è essere a favore o contro il nucleare… il problema è quale nucleare per questo Paese, quali condizioni di sicurezza per i luoghi in cui vengono collocati i nuovi reattori nucleari di terza generazione, e nello stesso tempo quali competenze per chi dovrà gestire i nuovi impianti. In un Paese lungimirante l’obiettivo è creare il giusto mix di fonti energetiche per essere il più autonomi possibili e per garantire al Paese nella sua complessità l’approviggionamento energetico di cui ha bisogno a seconda di esigenze che possono essere assai diverse tra di loro nei diversi luoghi. Il Nucleare oggi implica una particolare attenzione non solo alla produzione energetica, ma anche allo smaltimento dei ”rifiuti” e la nostra valutazione sul Nucleare è attenta e circostanziata a tutte le fasi del ciclo di produzione e di smaltimneto, ma non ha nessun pregiudizio. Non ci nascondiamo però che anche tra le persone favorevoli al nucleare sussistono atteggiamenti di prudenza che tendono a spostare le centrali in contesti diversi dal proprio: come dire si al nucleare, ma non a casa mia… Ansie e preoccupazioni della cittadinanza meritano la massima considerazione: il dibattito sul nucleare è anche un sondaggio sulle paure che il nucleare evoca. Non c’è solo la valutazione economica, tecnica e scientifica; c’è anche l’impatto emotivo che richiede un lungo e progressivo lavoro di informazione e di condivisione delle scelte con la pubblica opinione, a cominciare da quella che è più direttamente interessata al problema per la vicinanza fisica. Vale per il nucleare, come per molte altre scelte strategiche, la logica del consenso informato: le persone debbono capire e debbono condividere almeno in linea di massima il senso delle scelte. Non basta che siano favorevoli al nucleare i decisori finali, occorre un ampio coinvolgimento democratico che non imponga dall’alto decisioni che suscitano angoscia, ma che risolvano prima le paure della popolazione e poi lascino emergere tutta la razionalità che c’è dietro una scelta per un nucleare più sicuro e più economico che rende più autonomo il Paese favorendone lo sviluppo economico e industriale.
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Una nostra firmataria così ci scrive da L’Aquila…
8 marzo, 2010 · Accade a Perugia
E’ ormai trascorso quasi un anno dal terribile terremoto che il 6 aprile 2009 ha segnato con furia devastante il destino di un’intera città e di oltre 300 vite umane.
Bisogna riconoscere che coloro a cui è stata demandata la gestione dell’emergenza hanno lavorato con costanza e dedizione alla causa aquilana: certo, il “governo del fare” ha fatto, ma siamo sicuri che abbia proprio fatto bene? Siamo sicuri che L’Aquila si trovi in piena fase di ricostruzione? Siamo sicuri che i cittadini aquilani siano tornati ad essere felici e contenti come prima?
Io sono un’aquilana. E proprio contenta non sono.
Nel mese di dicembre ho partecipato all’incontro “Le altre verità”, organizzato da miei concittadini presso la Sala dei Notari di Perugia e – al netto dell’intensità con cui alcune opinioni politiche sono state espresse – mi sento di condividere il contenuto dell’intero incontro, in particolar modo in relazione al fatto che, a L’Aquila, si è ancora ben lontani dall’inizio della ricostruzione.
Purtroppo, a causa dei toni enfatici utilizzati per trattare la questione, si commette il macroscopico errore di confondere la ricostruzione con la costruzione che rappresenta invece il presente.
Mi riferisco alla costruzione dei moduli abitativi provvisori e delle abitazioni afferenti al progetto C.A.S.E. (costruzioni antisismiche, sostenibili, eco-compatibili) agglomerate nelle cosiddette “New Towns” e che, tra l’altro, a distanza di pochi mesi dal loro completamento, già cominciano a richiedere manutenzione.
Il timore più diffuso è che queste New Towns, che poi New Towns non sono poiché si tratta esclusivamente di immensi quartieri dormitorio (qualsivoglia tipo di attività si colloca al di fuori di essi), possano divenire sistemazioni definitive per gli aquilani che potrebbero non vedere mai più le loro case ricostruite.
Il sospetto è legittimo, considerate le lungaggini burocratiche e la scarsità di risorse economiche fin qui evidenziatesi a causa delle quali persino il recupero delle abitazioni lievemente danneggiate procede con incredibile lentezza.
Figuriamoci quelle con gravi danni.
E figuriamoci quelle che si trovano in “zona rossa”, cioè nel centro storico.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: costruite le C.A.S.E. e gli altri moduli abitativi provvisori, si ricostruirà davvero L’Aquila?
Siamo perplessi.
Troppa burocrazia, troppa enfasi e pochi soldi.
Per di più, il trionfalismo con il quale si declama il successo dell’ ”operazione L’Aquila” ha, di fatto, rallentato (se non interrotto) la rete di solidarietà che aveva coinvolto il mondo dell’impresa, il sistema bancario, le associazioni di categoria ed i privati cittadini, grazie ai quali molto è stato fatto. Ma molto c’è ancora da fare.
C’è da avviare concretamente la ricostruzione.
C’è da accelerare il ripristino degli edifici danneggiati in periferia e da mettere mano al centro storico rimuovendo con urgenza le macerie che, incredibilmente, a distanza di un anno, sono ancora accatastate su strade e piazze; è questa la premessa per consentire alla città di tornare ad essere al più presto il centro vivo e dinamico che era.
Nessun dubbio sull’abnorme difficoltà di gestire una catastrofe di questa portata e nessuna pretesa da parte degli aquilani, se non quella che venga loro risparmiata la derisoria descrizione di una popolazione soddisfatta e felice perché tutto è stato prontamente risolto.
Almeno si risparmi loro di essere ridotti alla stregua di un mero strumento propagandistico dopo aver subito una tragedia che – considerato che alle 3:32 del 6 aprile qualcuno rideva – forse del tutto imprevedibile non era.
Valeria Tinari
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TRIBUNA POLITICA
5 marzo, 2010 · LA TRIBUNA POLITICA
Si apre oggi, venerdì 5 marzo, la nostra Tribuna Politica con la prima domanda sul Lavoro.
Pubblichiamo le risposte delle tre candidate in ordine di arrivo.
DOMANDA N°1: LAVORO
La crisi che stiamo affrontando richiede nuove politiche in tema di:
• Innovazione dei processi produttivi;
• Innovazione dei processi di formazione e di alta formazione;
• Disoccupazione e precariato;
• Sostegno e coordinamento politico per le PMI e per l’artigianato;
• Ripensamento, concretizzazione e stretto monitoraggio del ruolo affidato a Sviluppumbria.
Cosa intende proporre in ambito regionale?
RISPOSTA di FIAMMETTA MODENA (PdL):
Al centro dell’azione programmatica poniamo l’impresa.
La ripresa economica infatti garantisce una crescita di occupazione e di benessere a 360 gradi.
Si deve permettere alle imprese di poter svolgere la propria attività.
In questa direzione va anche la semplificazione burocratica, la facilitazione dell’accesso al credito e l’utilizzo delle risorse in maniera funzionale senza dispersioni o assistenzialismo.
RISPOSTA di PAOLA BINETTI (UDC):
Puntiamo ad una struttura economica che non si traguardi soltanto alla dimensione del PIL, ma che sia in grado di dare lavoro stabile anche ai diplomati e laureati, ben al di là del 43% di laureati, che, attualmente, a distanza di tre anni dalla laurea, sono occupati in modo stabile. Il nostro obiettivo è creare opportunità di lavoro supportando l’economia reale della nostra regione, dando VALORE alle RISORSE che l’UMBRIA offre e che sono state negli anni trascurate. L’Umbria ha un suo patrimonio fortemente caratterizzato che deve essere valorizzato. Il nostro programma si sviluppa in 5 punti e ciascuno racchiude 5 obiettivi, il punto di partenza non poteva che essere una priorità, il lavoro appunto. Turismo: Ri-qualificare il turismo come motore economico, attraverso la leva del marketing territoriale, che deve tendere a valorizzare le risorse del territorio, quelle artistiche, culturali e produttive. Artigianato: Dare valore al ruolo economico e sociale della micro e piccola impresa. Ri-dare valore all’artigianato artistico, vero tesoro di tradizioni e competenze. Terziario avanzato: Ri-qualificare l’offerta dei servizi complementari allo sviluppo del Sistema Umbria. Agricoltura: Definire un sistema di produzione agricola integrata che utilizza metodi agronomici e di difesa dalle avversità per ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi, dell’acqua e dell’energia, nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo. Formazione: Valorizzare e Ri-qualificare la formazione per raggiungere alti tassi del livello di scolarizzazione, che vadano di pari passo con il livello di occupazione qualificata. In Umbria è particolarmente urgente rivedere il sistema del credito. Noi vogliamo dare valore alla politica del credito, destinata alle piccole aziende umbre ed alle numerose attività artigianali. Realtà imprenditoriali che in periodi particolari di crisi, ed in generale, hanno bisogno di un accesso al credito personalizzato, facilitato e certo. Oggi purtroppo in Umbria, ed anche per gravi responsabilità della sinistra di governo, non c’è più una grande banca regionale che possa interloquire con concretezza con gli imprenditori. E’ necessario immaginare una nuova stagione in cui istituti bancari già operanti in Umbria, penso alle banche di Credito Cooperativo, ma anche a quelle Popolari, trovino comuni e forti sinergie per offrire un credito alle imprese della regione ma anche alle famiglie, competitivo e ritagliato sulle esigenze particolarmente delle aziende familiari. Non è immaginabile una stagione di nuovo sviluppo se non si può contare su un sistema creditizio che riutilizzi la raccolta dei risparmiatori umbri a favore degli investimenti nella nostra regione.
RISPOSTA di CATIUSCIA MARINI (PD):
In questo ultimo anno e mezzo il Governo Berlusconi ha prima negato la crisi economica, nascondendone gli effetti devastanti, poi all’improvviso ha detto che era stata brillantemente superata.
La verità invece è di fronte agli occhi di tutti: la crisi c’è. I suoi effetti per il nostro paese e la nostra regione, sono pesanti. E lo saranno ancora nel futuro prossimo. Il tasso di disoccupazione in Italia ha raggiunto livelli così alti che dobbiamo andare al lontano 1971 per trovarne uguali.
Per quanto riguarda l’ambito regionale dobbiamo agire su due fronti. Il primo, quello dell’emergenza perché siamo in piena emergenza occupazionale. Ne sono prova le gravissime crisi che stanno investendo grandi, medie e piccole aziende umbre. Ciò significa, soprattutto nei prossimi 24 mesi, intensificare tutte le azioni di sostegno sia ai lavoratori che alle imprese.
Dalla prosecuzione del ricorso alla cassa integrazione in deroga, a politiche di sostegno al credito per le imprese. Ma anche un pacchetto di provvedimenti a sostegno delle famiglie umbre che dovranno ancora per diverso tempo “stringere la cinghia”.
Accanto a ciò è necessario, da subito, sviluppare nuove politiche che ci consentano di innovare il sistema economico della nostra regione. Le nostre idee ed i nostri progetti puntano essenzialmente ad aumentare la capacità competitiva del nostro sistema economico, puntando su prodotti a maggior contenuto tecnologico e valore aggiunto, l’economia ed energia verde, nuovi rapporti tra risorse scientifiche e imprese, misure dedicate al tessuto delle piccole aziende, valorizzazione delle risorse del territorio e delle città per dare forza al turismo, all’artigianato, al commercio, alle produzioni di qualità. Tanto maggiore sarà la qualità che riusciremo a determinare, attraverso innovazione e ricerca, tanto maggiore sarà la crescita collettiva della regione.
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Applausi
5 marzo, 2010 · Attualità Politica Nazionale
Pubblichiamo questo scritto del nostro amico, sostenitore, firmatario e più assiduo commentatore del blog, Marco Pedercini.
Ci sono immagini che identificano con forza un passaggio storico: la telecamera di un telegiornale inquadrava l’aula del Senato, parlava il senatore del PDL Di Girolamo, quello che le intercettazioni telefoniche hanno costretto ad ignominiose dimissioni.
Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di accuse gravissime, associazione camorristica tra le altre: bene, anzi malissimo!
Infatti non appena il colluso senatore terminava il discorso con il quale annunciava le proprie dimissioni, i senatori della destra si mettevano ad applaudire!
Vorrei veramente comprendere quale meccanismo perverso faccia applaudire una persona come il Di Girolamo.
Vorrei comprendere quale vuoto etico e morale faccia si che si manifesti appoggio plateale a chi si è infangato con la camorra.
Cosa significa quell’applauso?
Con tutta evidenza siamo ad un passaggio storico significativo.
Credo sia la prima volta che in Senato si applauda un senatore che si dimette per due fondamentali motivi: le gravissime accuse giudiziarie e il non voler essere dichiarato decaduto dalla carica.
Anche perchè dimettendosi lui stesso non perde i privilegi legati allo status di senatore.
A spese dei cittadini.
L’applauso della destra è un terribile messaggio agli onesti e alle vittime delle mafie.
Degrada il Senato.
Ma almeno ha il merito di delineare con chiarezza la mancanza di dignità e senso civico di chi ha battuto le mani, quanto lontana dalla democrazia sia questa destra.
E quanto lontana dalla decenza…!
Marco Pedercini
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Federico Barocci a Perugia
3 marzo, 2010 · Accade a Perugia
Venerdì 26 febbraio è stata inaugurata a Perugia, palazzo Baldeschi al Corso, la mostra FEDERICO BAROCCI e la pittura della maniera in Umbria.
Curata da Francesco Federico Mancini e allestita da Carlo Salucci.
Dalla sua isola incantata il nostro amico Andrea così la commenta:
I miei soggiorni a Perugia contemplano sempre piacevoli passeggiate in centro e non manco, tutte le volte che mi è possibile, di approfondire gli aspetti a me meno conosciuti del suo patrimonio storico artistico e di visitare le esposizioni e le mostre temporanee.
Domenica scorsa, durante una delle mie consuete passeggiate, ho potuto visitare, con grande piacere, la mostra dedicata a Federico Barocci che la fondazione Cassa di Risparmio ha dedicato agli abitanti di Perugia e ai visitatori occasionali in quest’ultimo scorcio d’inverno e nei prossimi mesi primaverili.
Premetto che al pari della maggior parte dei fruitori delle iniziative di carattere culturale ed artistico non sono un esperto, non pretendo pertanto di esprimere un parere qualificato ma mi limito a riportare semplici osservazioni e sensazioni del tutto personali.
La prima che mi sento di riferire riguarda la riscoperta della pala rappresentante la Deposizione di Cristo che trova la sua naturale collocazione nel Duomo di Perugia. Ricordo la mia difficoltà nel cogliere gli aspetti più pregevoli di quest’opera sin dal primo momento che mi capitò di osservarla in compagnia di un mio carissimo amico, esperto di storia dell’arte perugina.
Solo domenica ho capito il perchè: nella cappella di San Bernardino, dove era ubicata, una possente cancellata, una distanza eccessiva e uno stato di conservazione precario mi impedivano di cogliere quegli aspetti unici e irripetibili che un’illuminazione e un restauro impeccabili mi hanno consentito di apprezzare al meglio in questa mostra.
Non sono invece riuscito a comprendere il perchè della scelta degli allestitori di collocare al di sotto dell’opera un sostegno di color arancio che introduce un elemento di disturbo dal punto di vista cromatico più di quanto non contribuisca a valorizzare un’opera d’arte di tale portata.
Ho provato altresì un certo spaesamento nell’affrontare la sessione della mostra dedicata ai dipinti eseguiti da artisti operanti in Umbria al tempo di Barocci dove non sono stato in grado di trovare i riferimenti di carattere storico e artistico che mi consentissero di apprezzare sino in fondo le scelte operate dai curatori.
Questo particolare comunque nulla toglie alla sensazione complessiva di grande piacevolezza che deriva dalla visita e di appagamento della curiosità nei confronti di un artista straordinario che la mostra, ma soprattutto il filmato curato da Andrea Emiliani, regalano al visitatore.
Andrea Selis
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Nessuno è colpevole per sempre
2 marzo, 2010 · Accade a Perugia
Accogliamo la richiesta del gruppo Urla dal silenzio di pubblicare quanto segue:
Questa mail è stata creata per dare voce ai condannati all’ergastolo ostativo, quello senza nessun beneficio, senza mai un giorno di permesso: anni e anni, decenni, senza mai un giorno fuori dal carcere, senza mai un Natale in famiglia, senza mai un abbraccio libero con i propri cari.
Tutto questo per reati commessi anche 20- 30- 40 anni prima.
Le persone condannate all’ergastolo ostativo, anche quando hanno scontato 20-30 anni di reclusione e forse fatto un percorso di trasformazione interiore, NON POTRANNO USCIRE VERAMENTE MAI DAL CARCERE e, dunque, viene a morire il fine educativo della pena (Art. 27 della nostra Costituzione: Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato).
Tutto quello che leggerete proviene direttamente da loro: noi siamo il loro tramite, la loro voce che esce fuori, perché internet e posta elettronica in carcere non sono ammessi.
www.urladalsilenzio.wordpress.com
Gruppo “Urla dal silenzio” su Facebook:
http://www.facebook.com/group.php?gid=155797882305&ref=ts
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Autosospensione…temporanea
28 febbraio, 2010 · Accade a Perugia
Gentili lettrici lettori amici del nostro Blog.
Considerando e sperando che voi condividiate la linea editoriale del blog mi sento di dover sospendere temporaneamente la mia partecipazione al medesimo per il periodo elettorale che ci attende.
Questo è dovuto al fatto che il sottoscritto Maurizio del Pinto (co-fondatore del Blog) sarà candidato alla prossima tornata elettorale per le elezioni regionali.
Avendo dovuto rendere noto il motivo della sospensione temporanea e considerando la curiosità che vi avrebbe condotto a cercare la lista in cui sarò candidato, vi risparmio del tempo dicendo che sarò presente nella Lista “Sinistra Ecologia e Libertà”.
Vogliate perdonare il conflitto di interessi di queste 2 righe cui altre non seguiranno, almeno da parte mia…
La mia autosospensione temporanea si impone, visto che dai prossimi giorni sul nostro blog saranno poste 10 domande ai candidati alla Presidenza della Regione; interrogativi uguali per tutti con attesa di risposta da tutti, meglio dire… da tutte.
SalutandoVi per queste 4 settimane
Un sentito ringraziamento
Maurizio del Pinto
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