Leggiamo sul volantino consegnato ieri martedì 19 gennaio in occasione della chiusura del cinema Turreno e Turrenetta, a firma di Francesco Maria Pascoletti:
‘…… La riapertura di questo spazio nel cuore di Perugia può avvenire attraverso due strade:
- la prima strada, quella lasciata esclusivamente nelle mani dell’attuale proprietà privata… prevede un’area commerciale pari al 60% (1800 mq circa) dell’attuale superficie (3000 mq circa) mentre per i restanti 1200 mq il mantenimento a pubblico spettacolo, con la conservazione del cinema Turrenetta…
- la seconda strada coinvolge direttamente l’Amministrazione comunale… abbiamo riscontrato la particolare attenzione e la totale disponibilità del Sindaco Boccali e degli Assessori competenti…
L’ipotesi è quella di un intervento diretto del Comune per l’affitto o l’acquisto dei locali dopo una necessaria ristrutturazione (teatro da 1200 posti).
Questa seconda ipotesi è quella auspicata dalla proprietà che vedrebbe mantenuta l’originaria destinazione del Teatro Turreno…’.


Dire del dolore rispetto al vuoto che ora domna in piazza Danti e ai due posti di lavoro perso, è difficile. Forse un rispettoso silenzio è la scelta migliore.
Invece rispetto al tema della auspicata riapertura del cinema (anzi DEI cinema) in centro resto dell’idea (svolta ampiamente nel relativo gruppo facebook) che una terza via sia praticabile: quella del restauro conservativo così come si trovano con le opportune migliorie tecniche ed una diversa formula che preveda matinée, programmazione orizzontale (cioè un palinsesto giornaliero anzichè lo stesso film per cinque / sette giorni) ed iniziative culturali realmente alternative.
Se il Comune, con le sue misere risorse e le sue miserrime idee, vuole fare la sua parte, la cosa migliore è che converta alcuni dei notevoli sprechi che porta a bilancio in un piano pluriennale di investimenti che preveda l’affitto dei cinema storici per 30 giorni l’anno per i prossimi cinque anni. Così da garantire alla cittadinanza ed alle associazioni degli spazi meno angusti e più adeguati della Sala dei Notari per concerti, dibattiti, presentazioni di libri. e così da consentire alla proprietà quel margine che porta il bilancio a pareggio.
Ogni altra iniziativa che comporti la municipalizzazione delle perdite, non è percorribile.
Fantapolitica, poi, che il Comune compri l’intero spazio.
Se poi l’orario del minimetro fosse adeguato alle esigenze dell’utenza che vuole vivere il centro e non imposto dalle trattative sindacali, allora si potrebbe pensare al Corso, alla piazza IV novembre e al centro storico, come uno spazio di vita e non come il mercato di morte che è diventato.
Grazie dell’invito e dell’ospitalità
La ringraziamo tanto del suo prezioso intervento. Condividiamo le proposte del vostro gruppo ‘Il Turreno non deve chiudere’ anche se forse andrebbero meglio precisate. Perchè non proviamo insieme a mettere a punto una proposta da rivolgere all’Amministrazione con la forza delle vostre 5690 adesioni e dei nostri 6000 contatti? Cordiali saluti.
Daria Ripa di Meana