Alcuni giorni fa, passeggiando per le vie di Vienna, la mia attenzione è stata catturata da una torre che svetta sul canale del Danubio a poca distanza dallo Stephansdom, la bellissima cattedrale gotica nel cuore della città. Si tratta della ciminiera del termovalorizzatore di Spittelau, un impianto costruito nel 1967 e allora fortemente osteggiato dall’opinione pubblica. Nel 1987 in seguito ad un incendio che lo distrusse in gran parte, l’allora sindaco Walter Zilk affidò al noto architetto viennese, nonché militante ambientalista, Friedrich Hundertwasser la realizzazione del nuovo impianto, che venne realizzato sulle ceneri del vecchio secondo lo stile variopinto tipico dell’artista visionario e fu dotato di un moderno sistema di filtraggio delle emissioni che ne fanno ancora oggi uno degli impianti più avanzati al mondo. A partire dagli anni ‘80, un’accurata opera di public relations, ha trasformato il termovalorizzatore in un art meeting point. Iniziative esterne, coinvolgimento in eventi artistici e culturali, hanno portato Spittelau sulla scena culturale viennese in partnership con diversi musei e istituzioni culturali locali. Bisogna sottolineare che un’intelligente politica di promozione è portata avanti dall’amministrazione cittadina all’insegna della trasparenza: il livello e la qualità delle emissioni sono consultabili su internet, con dati aggiornati ogni 30 minuti (www.fernwamewien.at/abfall_emissionen.php). Oltre all’incenerimento dei rifiuti, Spittelau provvede al riscaldamento di oltre 1/3 delle case viennesi circa 270 mila appartamenti, tramite una imponente rete di teleriscaldamento, illumina gli uffici dello stesso Fernwerme (letteralmente ‘caldo da lontano’) e del vicino ospedale Akh, e da quest’anno produrrà anche aria condizionata nei mesi estivi. Sicuramente l’incenerimento non è la soluzione al problema dei rifiuti, ma mi chiedo se, al fianco di politiche che puntano alla loro graduale riduzione, al riciclaggio, a sistemi di trattamento a freddo, non sia il caso di affiancare la termovalorizzazione come strumento emergenziale che consenta di eliminare più facilmente le discariche, vera fonte di inquinamento ambientale oltre che causa di deturpazione di vasti territori. In questo senso Vienna può fornire un valido esempio.
Mario Pertosa, ingegnere ambientale
Segnaliamo la lettura dell’intervista a Suad Amiry apparsa su Il Manifesto Cultura & Visioni del 30 maggio 2009 Con le armi dell\’ironia
Suad Amiry, architetto palestinese, Direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah, sabato scorso ha partecipato a Galassia Gutenberg ed è celebre anche per due libri spietati e spiritosi, «Sharon e mia suocera» e «Niente sesso in città», in cui affiora lo spirito dello «hakawati», colui che nel mondo arabo racconta storie al caffè.
Da segnalare anche questo video: Suad Amiry presenta \’Niente sesso in città\’
Contributo di Grazia Paciullo
Presentazione di Maymouna Abdel Qader

Nel futuro che vorrei si decostruisce l’artificio della cultura “nazionale” come elemento distintivo dell’identità della persona, perché ognuno è depositario di un universo interculturale in sé.
Se le elezioni sono il momento della partecipazione piena ed effettiva della cittadinanza al futuro che la riguarda, è nella presenza di Maymouna Abdel Qader nel governo della mia città che si realizza il futuro che vorrei.
Nel futuro che vorrei le differenze sono una risorsa per la crescita comune.
Nel futuro che vorrei non ci sono simboli che fungano da espediente per i pregiudizi e la segregazione.
Nel futuro che vorrei gli unici veli di cui avere timore sono l’ignoranza, la diffidenza, l’egoismo e tutto chiò che impedisca la libera espressione della persona.
Nel futuro che vorrei le istituzioni sono la piattaforma di incontro di identità individuali complesse e peculiari.
Nel futuro che vorrei la diversità, qualunque diversità, è sinonimo di normalità e non di eccezionalità.
Nel futuro che vorrei la cultura è un fluido sapido ma senza forma, che vive in virtù e a partire da tutte le sue voci, ma non è definibile prima o a prescindere da esse.
Maymouna è una giovane donna perugina di origine palestinese candidata alle elezioni comunali del prossimo giugno. La sua partecipazione testimonia l’incedere di una società eclettica che vuole vedere la propria complessità riflessa nelle istituzioni, una società in cui l’interculturalismo è innanzitutto immanente nel vissuto di ciascuno di noi, ancora prima che rivelarsi nei rapporti con gli altri.
Maymouna è già il futuro che vorrei.
Grazia Paciullo
Maymouna ha 26 anni, studia Scienze Politiche ed è tra i fondatori dell’Associazione Giovani Musulmani d’Italia. Il suo programma è focalizzato sull’incremento degli spazi di socialità e conoscenza, per promuovere una nuova dimensione includente della cittadinanza che assicuri una convivenza pacifica senza ricorrere alla retorica sulla sicurezza.
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La Piazza oscurata dalla volgarità
Intervento di Renzo Zuccherini

Una proposta: facciamo della Piazza una zona franca della cultura e della partecipazione, come è stato fatto per la Sala dei Notari; vietiamo in Piazza ogni installazione: palchi, strutture, bancarelle, amplificazione
Chi arriva in Piazza non vede più la Fonte, non vede più il Palazzo, non vede più la singolare sobrietà monumentale e l’equilibrio architettonico di una Piazza costruita nei secoli: tutto è oscurato da un enorme ingombro, un mostro di tralicci con annessa amplificazione invadente e scurrile.
Ancora una volta, una manifestazione commerciale, di un genere sempre più volgare e sfacciato, ha occupato il posto della Piazza.
Chi ha dato il permesso per una simile invasione, degradante per il luogo e capace solo di far fuggire i turisti?
E’ possibile che un’intera città, di cui la Piazza è il simbolo, sia ostaggio di interessi privati?
E’ possibile che l’amministrazione non difenda (tra l’altro) gli interessi degli esercizi pubblici del centro dalla minacciosa aggressione della manifestazione?
Non ci sarà una sollevazione della coscienza civile e civica, capace di chiamare la cosa con il suo nome: vergogna?
Nel denunciare la resa dei poteri civici, faccio a tutti una proposta: d’ora in avanti, la Piazza sia liberata da ogni e qualsiasi manifestazione commerciale, e restituita alle sue funzioni storiche, cioè la funzione politica, la funzione culturale, la funzione turistica, la funzione commerciale diffusa (quella del piccolo commercio e degli esercizi pubblici).
Ripeto qui quello che ho scritto in altre occasioni:
“La Piazza Grande non è un luogo naturale, ma è una costruzione artificiale, voluta dal Comune popolare, che, a cominciare dall’XI secolo, ha riempito l’avvallamento che esisteva tra il Colle del Sole a nord e il Colle Landone a Sud. La Piazza fu poi allargata verso est (oggi Piazza Matteotti) con grandi sostruzioni arcate. La Piazza non c’era: fu voluta dal popolo. Sulla Piazza si affacciavano i palazzi pubblici: del Podestà, dei Consoli, dei Priori, dei Notari e di altri Collegi, del Capitano del Popolo… Al centro della Piazza, la Fontana, monumento civile e simbolico ad un servizio pubblico.
A che serviva una Piazza così grande, in una città in cui le mura (ancora quelle etrusco-romane) rendevano raro e prezioso il suolo rispetto ad una popolazione in rapido aumento?
Evidentemente, serviva a contenere il popolo quando vi si radunava per le grandi decisioni. Nella Piazza si svolgeva il mercato; i notai certificavano gli scambi; spettacoli, cerimonie e riti (come il corteo delle Sommissioni il 1° marzo) avvenivano in Piazza; persino la Battaglia dei sassi, inizialmente, si svolgeva in Piazza. Andare in Piazza significava entrare in contatto con tutti, con la città: significava prendersi una parte (anche piccola) di potere. Oggi parleremmo di un uso polifunzionale, ma non generico: infatti, tutte le funzioni erano subordinate a quella “politica”, cioè alla gestione del bene comune della città”.
In questi ultimi decenni, la Piazza è stata accuratamente svuotata di queste funzioni (sostituite appunto da volgarità di massa): il popolo non vi si riunisce più, il piccolo commercio è marginalizzato e via via cede il posto alle grandi catene, al posto dei riti civili trionfa la volgarità, le decisioni sono prese al chiuso, e altrove.
Allora, cambiamo strada: eliminiamo dalla Piazza tutte le manifestazioni, salvo quelle di alto livello politico o culturale; vietiamo comunque l’installazione in Piazza di palchi, strutture, amplificazione, bancarelle, chioschi, ecc. Impareremo non solo a rispettare il luogo, ma soprattutto a rispettare i cittadini e i loro bisogni (quelli veri, non quelli indotti dalla grande distribuzione): la socialità, la cultura, la partecipazione, la bellezza.
Non dimentichiamo che qualcosa del genere è stato fatto alla fine degli anni 70 per la Sala dei Notari, che in precedenza era utilizzata in modo indiscriminato e subiva un degrado incessante: dopo il restauro, la Sala viene concessa solo per manifestazioni di alto livello culturale o simbolico.
E’ ora di cambiare strada e di liberare la Piazza. Forse si potrebbe pensare ad una commissione di esperti di prim’ordine per vagliare eventuali richieste di utilizzo della Piazza, sulla base di parametri severi e rigorosi; certo è che la responsabilità del degrado dell’idea di Piazza rimane alla politica, sia per il passato che soprattutto per il futuro.
Renzo Zuccherini
Direttore de “La Tramontana”
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www.latramontanaperugia.it
Noi Sette di
condividiamo questo documento
Una nuova serie di adesioni, integrazioni e suggerimenti alla proposta ‘Liberiamo la Piazza’ è disponibile presso il sito www.latramontanaperugia.it
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Liberazione della Piazza grande inviata il 21 aprile 2009 dal Direttore de La Tramontana Renzo Zuccherini
Segnaliamo la lettera aperta inviata al Consiglio Comunale sulla
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Estratto da “Manifesti, movimenti ed elezioni” di Salvatore Lo Leggio in Micropolis n°3 marzo 2009
Nel giorno di San Giuseppe due distinti appuntamenti al centro di Perugia. Al mattino alla Vaccara si presenta un manifesto Per Perugia. Tra i firmatari un imprenditore, una insegnante e un sindacalista, mentre ben quattro provengono dalle “professioni liberali”; insieme ben rappresentano quella che impropriamente è chiamata “società civile”, anche se modestamente si proclamano “un gruppo di amici appassionati della democrazia”. I principi ispiratori del manifesto sono senza ambiguità di sinistra, con al primo punto “una politica che contrasti l’individualismo e la disgregazione” e affermi “un orientamento alternativo al modello sociale imposto dalla destra”. Il documento è “a maglie larghe”: ci si augura che i contenuti emergano attraverso un ampio e partecipato confronto. Il cardiologo Maurizio Del Pinto, nell’occasione portavoce, informa che su alcuni temi (anziani, giovanissimi, edilizia scolastica) il gruppo ha già elaborato proposte dettagliate, ma che, prima di esporle, vuole capire se l’esigenza di una discussione meno asfittica abbia riscontro nell’opinione pubblica. Solo se ci sarà un contributo diffuso di intelligenza - spiega - si potrà condizionare lo svolgimento della prossima campagna elettorale amministrativa. I firmatari del manifesto hanno pertanto aperto un sito, www.perperugia.it, sul quale è attivo un blog per esprimere l’adesione e formulare idee e proposte. Queste le intenzioni dichiarate; ma è inevitabile la domanda: si farà o no una lista? A sollecitare una scelta in questo senso è stato un esponente del ceto politico locale, il Presidente del Consiglio Comunale Ciccone, esponente di Rifondazione, che a sorpresa ha chiesto la parola, quasi a mettere il cappello sull’iniziativa. La risposta dei promotori è stata no: l’unico obiettivo è animare il dibattito civico; ma qualcuno di loro non esclude che una lista possa nascere, di fronte a una partecipazione ampia e a contenuti credibili, mentre tra i presenti qualcuno sottolinea la necessità di una differenziazione dal centrosinistra ufficiale che tende a soffocare più che a valorizzare la partecipazione civica…
Noi Sette di
ringraziamo per la precisione con cui Salvatore Lo Leggio ha presentato il nostro gruppo.


In linea di massima sono in accordo con quanto dice Renzo Zuccherini anche se bisogna stare attenti, il centro storico è sempre più vuoto non esiste una politica seria di rilancio della frequentazione dei perugini alla città. Non sono del tutto convinta che una serie di iniziative altamente culturali possano ravvivare il centro, bisogna pensare a cose alternative che facciano tornare i giovani gli anziani gli adulti che si allontanano sempre di dal centro per andare in questi orribili posti come il centro Borgonovo a Centova o i centri commerciali disseminati nel territorio. Dovrebbero essere i ragazzi o gli anziani o gli adulti ad indicare quali sono le cose che potrebbero rilanciare il centro. Si potrebbe lanciare una discussione aperta sul blog per poter raccogliere idee. Un saluto Flavia
Io non vivo a Perugia ma in linea teorica generale, pur condividendo quanto ha scritto Renzo Zuccherini, mi trovo molto d’accordo con Flavia relativamente al fatto che, pur essendo accattivante l’idea di riservare ad una piazza centrale le funzioni inerenti agli aspetti più qualificanti della vita sociale e culturale di una città, occorre purtroppo essere realisti e cercare di capire quali siano i canali attraverso i quali giovani ed anziani possano riscoprire l’attrattiva del centro storico rispetto a volgari luoghi di consumo, avvicinarsi alle loro istanze pur cercando nello stesso tempo di sensibilizzarli ed “educarli” agli ideali civici espressi da Zuccherini.